III DOMENICA DI QUARESIMA
(Es 20,1-17; 1 Cor 1,22-25; Gv 2,13-25).
Lo zelo per la casa del Padre costringe Gesù a scacciare dal tempio i venditori di bestie e i cambiavalute. I Giudei chiedono: "Quale segnò ci mostri per fare ciò"; e Gesù: "Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere"
. Parlava del tempio del suo corpo. La risurrezione, cioè, è il segno della verità su Gesù. Cacciare i commercianti dal tempio è un atto di autorità, che può esercitare solo chi ce l'ha. Gesù ce l'aveva? Ufficialmente no, perché non era né un sacerdote, né un levita, né una guardia del tempio. Perché, allora, tutti scapparono di fronte allo zelo di Gesù per la casa del Signore?
o 1 / La forza della verità Non per la sferza di cordicelle, presa per scacciare pecore e buoi, ma per la verità gridata dal Maestro: "Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato"; e soprattutto perché nei suoi occhi videro quel fuoco che fugava i demoni dagli ossessi, e stramazzava i soldati a terra nell'orto degli Ulivi, col solo dire: "Chi cercate?", "Sono Io!". Soldati, mercanti, diavoli, non scappano facilmente! Solo il fuoco dell'onnipotenza divina poteva operare quel "miracolo".
o 2/ Fuga e conversione Tale "miracolo" o segno di potenza non induceva però i più a riflettere. Tutti i giorni Gesù dava molti altri segni di onnipotenza: guariva i lebbrosi e risuscitava i morti, cacciava i demoni e moltiplicava pani e pesci, dicendo solo: "lo voglio". Tali segni non erano però sufficienti a convertire la "generazione adultera", lontana da Dio e prostituita col dio della menzogna. "Questa generazione mi chiede un segno", disse un giorno Gesù, "ma nessun altro segno le sarà dato se non il segno di Giona".
o 3/ Il segno dei segni Nel vangelo di oggi, i giudei gli chiedono: "Quale segno ci offri che hai l'autorità di fare queste cose", cioè il cacciare i mercanti dal tempio di Gerusalemme? Gesù risponde: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo rialzerò". Il segno di Giona e il segno del tempio sono il medesimo segno della sua morte e risurrezione. Un segno inconfondibile, irripetibile, inimitabile. La Bibbia narra vari prodigi operati dai maghi egiziani, compreso quello di trasformare le aste in serpenti, a imitazione di ciò che faceva Mosè in nome di Dio. Gesù sapeva bene che la magia e satana possono operare prodigi simili a quelli operati da lui. Si rendeva ben conto che l'uomo "adultero", cioè compromesso col male, tende verso il male e si apre con difficoltà alla verità. Gesù conosceva bene anche ciò che passa nel cuore e nella mente di ogni uomo, come dice san Giovanni (Gv 2,25). Perciò non si arrende di fronte alla durezza di cuore della "generazione adultera", né rinuncia alla volontà di venire incontro alle diffidenze umane, ed indica un segno straordinario, irripetibile da qualunque altro potere magico o diabolico: dopo che lo uccideranno egli risusciterà. E il segno dei segni, che solo "chi non vuol credere" non riconosce e non accetta. Si narra che un tale chiese all'imperatore Napoleone il permesso di predicare in Francia una nuova religione. La risposta di Napoleone fu: "Puoi predicare, a una condizione: fatti uccidere e risorgi dopo tre giorni". Non sembra che quel tale abbia accettato! Di fronte alla risurrezione di Cristo, finanche gli apostoli, rimasti sempre dubbiosi, credettero: "Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù" (Gv 2,22).
o 4/ Lo scandalo della croce Molti, però, ancora oggi, si fermano fuori del sepolcro di Cristo, non entrano per constatarne l'avvenuta risurrezione. La morte di Gesù appare a molti come la definitiva sconfitta di un sognatore. Per costoro Gesù, pur essendo un uomo-prodigio, non è il Figlio di Dio, a causa della triste fine della sua vita: un Dio non può morire così, confitto sulla croce! Per costoro vale il detto di Gesù: "Guai a chi si scandalizza di me!". Paolo, nella sua lettera ai Corinzi scrive: "Fratelli, mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani" (1 Cor 1 ,22s). Paolo sperava che almeno i cristiani di Corinto non ritenessero stoltezza e scandalo la morte del Signore, ma segno di grande potenza e sapienza (v. 24). Spesso le vie del Signore scandalizzano gli uomini! Com'è difficile scorgere il Figlio di Dio sotto le spoglie di un falegname! Com'è difficile scoprire l'amore paterno in un Dio che "ignora" il Figlio morente in croce! E allo stesso modo, com'è duro credere in Dio durante una malattia mortale! Com'è difficile scorgere la provvidenza sotto le macerie di un terremoto o nei milioni di bambini che muoiono di fame! Tutto appare come una debolezza, anzi una stoltezza! Paolo risponde: "ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (v. 25).
o 5/ Lascia fare a Dio "Scusate se Dio sono io!", ci risponde il Signore che fece risorgere il Cristo, e che punirà l'umanità perché non soccorre i bimbi che muoiono di fame! Noi siamo il corpo di Dio! Dobbiamo riconoscere che spesso ci rifiutiamo di riflettere a sufficienza sulla infinità di Dio, sulla sua alterità, sul diritto di essere e di operare secondo una pedagogia ben diversa dalla nostra. Quanto peso ha, in questa nostra pigrizia intellettuale, l'indolenza interiore di accettare il gioco delle sue leggi? Non a caso la liturgia di oggi ci pone sotto gli occhi i 10 comandamenti. Ciascuno di noi potrà chiedersi per quale dei 10 comandamenti sarebbe disposto a rinnegare Dio. Per i venditori del tempio era il desiderio di possedere. Per altri è la legge di Dio in quanto tale che li opprime. Al tempo in cui era di moda la teologia della morte di Dio, un autore si esaltava dicendo: "Gioisci, piangi di gioia. Dio non c'è. Il cielo è vuoto!". Ma l'uomo, come scrisse Tolstoj, "può ignorare di avere una religione come può ignorare di avere un cuore; ma senza religione, come senza cuore, l'uomo non può vivere".
P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.