IV DOMENICA DI QUARESIMA
(2Cron 36,14-16,19-23; Ef2,4- 10; Gv 3,14-21)
Nicodemo incontra Gesù di notte, e Gesù gli si presenta come "luce"; Gesù dovrà essere "innalzato" come il serpente mosaico "perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna". Gesù insiste sulla sua opera di salvezza, che si ottiene con la morte, la fede, le opere buone. Nicodemo era un membro del sinedrio, ma aperto a Gesù. Per timore di essere giudicato, chiede di parlare con lui di notte. Gesù non lo rigetta, e gli rivolge un discorso eminentemente teologico, esplicito, non parabolico. Un discorso che avrebbe rivolto volentieri a tutti i membri del sinedrio in seduta plenaria, ma non gliene fu data mai la possibilità.
o 1 / Gesù si autodefinisce Gesù chiama se stesso Figlio dell'uomo, Unigenito Figlio di Dio (due volte), Luce venuta nel mondo. Il primo a chiamare il futuro messia "Figlio dell'Uomo" fu Daniele (Dn 7,13). Gesù usa frequentemente questo appellativo, per indicare che Lui deve morire per salvare il mondo. Il titolo di "Unigenito Figlio di Dio" è probabilmente una sintesi giovannea di tutto quanto ha appreso dalla triennale permanenza con Gesù. Ma non si può escludere che Gesù stesso abbia usato tale espressione con Nicodemo. L'appellativo di "Luce", Gesù lo riferisce solo indirettamente a se stesso nel discorso a Nicodemo.
o 2/La luce Era notte.
E Gesù nomina ben cinque volte la luce:
- "la luce è venuta nel mondo";
- "gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce";
- "chiunque fa il male odia la luce";
- "chiunque fa il male.. .non viene alla luce"
- "chi opera la verità viene alla luce".
o 3/ Vita dalla morte Gesù parla della sua morte "per innalzamento": bisogna che il Figlio dell'uomo "sia innalzato" sopra la croce. A quale scopo? "Perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna". Affinché Nicodemo comprenda bene di quale innalzamento parli, Gesù gli ricorda l'innalzamento del serpente, sopra un'asta, nel deserto, affinché tutti coloro che erano stati morsi dai serpenti velenosi durante la marcia verso la terra promessa, non morissero ma godessero della vita sopra la terra (Nm 21,6-9). Gesù è come il serpente elevato sull'asta, che ha assorbito tutto il veleno del mondo, per liberare gli uomini che "guardano lui". Lui dà la vita "eterna".
o 4/ Gesù Salvatore Su
questo aspetto della salvezza dell'uomo, Gesù insiste nel breve ma intenso
discorso con Nicodemo:
o "Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito".
o "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché
il mondo si salvi per mezzo di lui".
o "Chi crede in Lui non è condannato".
o "Chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'Unigenito
Figlio di Dio".
o 5/ Le vie della salvezza
Possiamo dire che tutto il discorso di Gesù a Nicodemo tende a indicargli
le vie della salvezza.
- La salvezza passa attraverso la sua morte, la fede in Lui, la rinunzia alle
opere malvage.
- La morte: Gesù è morto una volta per sempre, ed ora siede alla destra del
Padre. Ora bisogna che ciascuno di noi completi in sé "ciò che manca alla
passione di Cristo".
- La fede in Gesù è importante, fino al punto che "chi non crede in lui è
già stato condannato". La fede, però, scrive Paolo, non viene da voi, ma è
dono di Dio" (Ef 2,8) Scrivendo agli Efesini, san Paolo ricorda come "Dio,
ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti
che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo", e ci ha salvati
"mediante la fede", dopo di averci "creati in Cristo Gesù". In Cristo il Padre
ci ha "anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli".
- Le opere buone: La fede, tuttavia, non basta, come mette in evidenza la
teologia cattolica al contrario di quella protestante, bisogna anche evitare
il male e scegliere il bene. Creati da Dio, "siamo sua opera, creati in Cristo
Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo".
La salvezza, avverte Paolo, non è il risultato delle buone opere, "perché
nessuno possa vantarsene", e tuttavia "la fede senza le opere è morta". Operando
il bene, evitiamo di cadere nei peccati di omissione, che sono molto frequenti
nella vita di ogni cristiano: non si prega o non si prega abbastanza o non
si prega sufficientemente bene; non si aiuta il prossimo o non lo si aiuta
abbastanza o con sufficiente carità.
- No alle opere malvage: il cristiano deve operare il bene ed evitare il male.
Molti cristiani conducono una vita in cui c'è spazio per tutto, per il bene
e per il male: confessione, comunione, peccato, e poi si ricomincia. Operando
certe opere buone, alcuni ritengono di acquisire il diritto di fare dei peccati.
Deus non irridetur Dio non si fa prendere in giro. Ciascuno raccoglierà ciò
che avrà seminato. Per il bene operato saremo premiati, ma se compiremo opere
malvagie saremo noi a condannarci. L'episodio dei serpenti nel deserto è per
sé eloquente, ma anche la prima lettura della liturgia odierna parla esplicitamente
dei castighi di Dio verso il popolo eletto: "In quei giorni, tutti i capi
di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando
in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il
Signore si era consacrato in Gerusalemme", e beffeggiarono i profeti inviati
amorosamente da Dio ad ammonirli. Allora cosa avvenne? I nemici vennero, "incendiarono
il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i
suoi palazzi", e inoltre "il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada".
P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.