DOMENICA DELLE PALME
(Is 50,4-7; Fil 2,6-11; Mt 14,1-15,47)
Il lungo brano evangelico narra la storia della passione. In questo giorno la Chiesa propone alla nostra riflessione la storia della passione e morte di Gesù. È il primo atto della Pasqua. Pasqua vuol dire "passaggio" dalla morte alla vita. Oggi ricordiamo la morte, domenica prossima la risurrezione dell'"Autore della vita", come san Pietro chiama Gesù. Ma noi oggi festeggiamo Gesù, insieme coi bambini e con la folla di Gerusalemme, che lo accolgono con rami di palma gridando: "Osanna al Figlio di Davide". Vogliamo gridare anche noi, altrimenti "grideranno le pietre", come avverti Gesù. Gesù fa il suo ingresso trionfale nella città santa, cavalcando un asinello, poco prima di sottoporsi alla tragedia della passione...
o 1/ Tra due trionfi La passione e morte si collocano così tra due trionfi: l'osanna di questa domenica, e la risurrezione gloriosa di pasqua. Questo ci fa riflettere che i dolori sono momentanei, sono una semplice parentesi nella vera storia di Gesù e di ciascuno di noi. Noi siamo stati creati per la gloria eterna. Tutte le sofferenze della terra, persino la flagellazione, l'inchiodamento sulla croce o su un letto di ospedale, sono passeggere, e servono a prepararci al trionfo. "Tanta è la pena che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto", diceva san Francesco.
o 2/ Profumo di unguento Forse anche per addolcire la drammaticità del racconto della passione, Marco lo fa precedere da due episodi molto belli. La storia della passione di questa domenica comincia infatti con un profumo di unguento nobile, che una donna versa sui piedi di Gesù, nella casa di Simone. Gesù precisa che così ella preparava il suo corpo alla passione, alla stessa maniera che un atleta si unge di unguento prima di affrontare un'impresa agonistica.
o 3/ Eucaristia Poi Marco narra l'istituzione dell'Eucaristia: Gesù, avendo amato i suoi, li amò fino alla fine, dando da mangiare la sua stessa vita. "Non c'è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici". Prima di dare la vita sulla croce, Gesù offre se stesso sacramentalmente attraverso il pane e il vino: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna".
o 4/ Passione e gloria Ora il nostro spirito può seguire Gesù nella flagellazione, nella coronazione di spine, negli insulti, nella condanna a morte, nell'agonia sulla croce, nella morte. Ora, tutto questo lo vivremo con spirito di conformazione alla volontà del Padre, e soprattutto sapendo di assistere non a una sconfitta di Gesù, ma alla sua più grande vittoria. Con la sua croce, Gesù mette fuori per sempre satana e sconfigge la morte. Anche le nostre lacrime di compassione per il dolore di Gesù vengono addolcite al pensiero che i suoi dolori e la sua morte servono solo a preparare una gloria grande per lui e per noi nel cielo. Anche se la Chiesa conclude la liturgia di oggi col racconto della sepoltura di Gesù, abbiamo la certezza che domenica prossima la stessa Chiesa ci annuncerà la sua risurrezione. Tale certezza se da una parte sembra rendere meno duro il sacrificio, dall'altra dà valore al sacrificio, che altrimenti sarebbe risultato inutile.
o 5/ Il grande eroe Nella lettera ai Filippesi, Paolo addita Gesù come il grande eroe dei due mondi, celeste e terrestre: essendo di natura divina e uguale a Dio, "spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce" (Fil 2,7s). Tale metamorfosi non fu indolore per la certezza della glorificazione. Sappiamo che Gesù sudò sangue prima di andare alla croce. Poiché la capacità di soffrire è direttamente proporzionata alla capacità di capirla con l'intelligenza, essendo Gesù Intelligentissimo, soffrì quanto altri mai, fino a sudare sangue! Tuttavia, come previde Isaia, il Verbo incarnato non si tirò indietro ma presentò "il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba, e non ha sottratto la faccia agli insulti e agli sputi" (Is 50,6). Già attraverso il profeta, il futuro Messia sa che Dio lo assiste e, sapendo di "non restare deluso", non si lascia confondere dagli eventi tragici che lo riguardano, anzi, "per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra" (Is, 50,7). La vittoria lo sollecita, lo attira, e l'evangelista ci mostra Gesù che precede gli apostoli sulla via che conduce a Gerusalemme, la città del suo martirio. Gesù sa bene che la sua morte glorificherà il Padre, solleverà l'umanità, e darà gloria immortale a lui stesso. San Paolo sottolinea che "per questo" - cioè per la umiltà - Dio lo esaltò "e gli diede un nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,9). Un nome davanti al quale deve piegarsi ogni ginocchio, in cielo, in terra e sotto terra, mentre ogni lingua proclama che "Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Fil 2,11).
SACRIFICIO DI CRISTO
E DELL'UOMO
GIOVEDÌ SANTO
(Es 12,1-8.11-14; lCor 11,23-26; Gv 13,1-15)
Gesù, prima dell'ultima cena, lava i piedi degli apostoli; Giovanni non narra l'istituzione dell'Eucaristia, ma insegna agli uomini a farsi così eucaristia con lui. L'evangelista Giovanni non parla dell'istituzione dell'Eucaristia. Al suo posto narra la lavanda dei piedi durante l'ultima cena. I racconti dell'istituzione eucaristica narrata dai sinottici, e della lavanda dei piedi narrata da Giovanni, sono complementari tra loro. L'Eucaristia dei sinottici corrisponde al sacrificio di Cristo; l'"eucaristia" giovannea (lavanda dei piedi) richiama il sacrificio dell'uomo.
o 1 / Fate questo L'Eucaristia del Cristo sarebbe inutile senza quella dell'uomo, che Cristo coinvolge con le parole "fate questo". L'espressione: "Fate questo in memoria di me" ha come corrispondente "Ecco, vi ho dato l'esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi". L'espressione: "Fate questo in memoria di me" non va intesa solo nel senso di "fate l'Eucaristia", ma anche nel senso di "fatevi eucaristia", cioè dono e sacrificio totale. Gesù non intese creare dei sacerdoti del tipo veterotestamentario, che sacrificavano senza sacrificarsi. Non si tratta di sostituire una vittima con un'altra, il capro con Cristo, ma di lasciarsi coinvolgere, per essere non tanto sacerdoti "di" Cristo ma sacerdoti "con" e "in" Cristo, e per compiere in se stessi "ciò che manca alla passione di Cristo". Neanche si tratta di offrire un sacrificio in un momento, ma di offrire se stessi insieme con Cristo nell'unico "eterno sacrificio".
o 2/ Eucaristia eterna L'Eucaristia istituita da Gesù nell'ultima cena, così come è narrata dai sinottici, si riferisce a un momento della vita del Cristo. L'eucaristia narrata da Giovanni indica il perenne "farsi eucaristia" di Gesù, dal momento della incarnazione fino a quello della morte, della risurrezione, dell'ascensione al Padre. Gesù, infatti, non si fece eucaristia in un momento, ma al termine di un lungo processo, che Giovanni descrive simbolicamente e minutamente. Gesù, scrive Giovanni: - "si alzò da tavola": la tavola è il simbolo della comunità, dell'unità e della molteplicità, non solo umane e terrene, ma anche trinitarie e celesti. L'espressione di Giovanni ricorda l'affermazione paolina: "il Verbo non si tenne rapacemente legato al suo essere uguale a Dio" (Fil 2,6), ed "essendo nella forma divina", apparve "in forma di servo" (Fil 2,7), per inserirsi - exinanivit - nella comunità umana; - "depose le vesti": ricorda Paolo: "spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo" (Fil 2,7); - "prese un asciugatoio e se lo cinse attorno alla vita": il gesto è ricco di simbologia: gli angeli erano immaginati cinti per indicare la forza; Adamo ed Eva si cinsero per coprire la vergogna (Gn 3,7); gli eremiti, i monaci, i sacerdoti si cingevano in segno di purezza interiore; presso gli ebrei indicava prontezza a partire (2Re 9,1; Es 12,11); cingersi indicava anche fedeltà assoluta, amore verso una persona o un gruppo, fedeltà a un incarico ricevuto. Ricorda l'espressione di Gesù: "Ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà", e ricorda l'atteggiamento eterno di Gesù a "partire" verso la terra e dalla terra al Padre. - "Poi versò dell'acqua nel catino: anche questo gesto è ricco di grandi significati: l'acqua simboleggia la creazione e la ri-creazione, la purificazione, la fonte della vita e della fecondità, l'eternità. Per Giovanni un'"acqua viva" scaturisce incessantemente "dal trono di Dio e dell'Agnello" (Ap 22,1). - "cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio: cominciato in cielo, l'exinanivit termina con la lavanda dei piedi sporchi degli apostoli. "Avendo amato i suoi (dall'eternità), li amò fino alla fine".
o 3/ Come Cristo I sacerdoti della nuova ed eterna alleanza - se vogliono essere tali -devono scendere, uno ad uno, tutti questi gradini. Lo dice Gesù: "Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi". Ma non solo i sacerdoti ordinati, bensì tutti i cristiani, appartenendo tutti al popolo sacerdotale di Dio. L'eucaristia giovannea, descritta in tutti i suoi momenti, è l'eucaristia dei laici e dei sacerdoti, cioè l'offerta sacrificale di tutto l'uomo al Padre.
o 4/ Lo capirai Tale profondità non poteva essere colta in quel momento dagli apostoli, e Gesù dice a Pietro: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". La lavanda dei piedi e del corpo, presso molti popoli antichi, significò sempre purificazione e iniziazione: perciò, se Pietro non si fosse fatto lavare i piedi, non avrebbe potuto continuare il viaggio verso la perfezione, Gesù quindi gli disse: "Se non ti laverò, non avrai parte con me". Essere dunque "sacerdote" comporta un impegno personale, perenne, totale. Gesù, infatti, offrì se stesso "una volta sola" (Eb 9,26), a conclusione dei "giorni della sua vita terrena" (Eb 5,7), durante i quali "offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime" (Eb 5,7).
o 5/ Non solo i piedi Pietro capisce subito che Gesù non sta eseguendo un rito solo esteriore. La lavanda dei piedi fu come un battesimo purificatore prima di ricevere l'Eucaristia. Il battesimo è una conditio sine qua non per entrare a fare parte del corpo mistico di Cristo. Le parole di Gesù furono categoriche. "Se non ti laverò, non avrai parte con me", o non sarai parte di me! Bastava lavarsi i piedi per purificarsi interamente nell'anima, ma Pietro - che prima non voleva lavarli - chiede di essere lavato interamente: "non solo i piedi ma anche le mani e il capo". Gesù non gli lavò le mani e il capo, ma gradì il desiderio di essere interamente puro per essere parte di lui. Una lezione straordinaria per chiunque voglia farsi eucaristia o voglia ricevere l'Eucaristia.
o 6/ Non tutti siete mondi Prima di offrire Cristo, bisogna offrire se stessi, ricordando il racconto dei momenti simbolici della lavanda dei piedi. Offrire se stessi significa anzitutto purificarsi. Ma ci sono molti sedicenti cristiani che credono di offrire Cristo senza purificarsi. Le parole di Gesù "non tutti siete mondi" non si riferivano solo a Giuda, ma a tutti i Giuda della storia avvenire. Tali parole manifestano anche l'angoscia di Gesù perché non tutti sono parte della sua unica ed eterna eucaristia.
MOMENTI DI PASSIONE
E PAROLE DI VITA
VENERDÌ SANTO
(Is 52,13-53-12; Eb 4, 14-16;5,7-9; Gv 18, 1-19;42)
Giovanni narra la storia della passione. Possiamo integrare il brano evangelico di Luca letto nella domenica delle palme, con quello odierno di Giovanni, per segnalare i singoli momenti della passione di Gesù: - La cena pasquale: fu lungamente desiderata da Gesù. È il simbolo della Cena eterna, nella quale Gesù stesso si porrà al servizio nei fratelli. - L'istituzione dell'Eucaristia: l'Eucaristia è la prima cellula, il cuore della nascente Chiesa. L'Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l'Eucaristia. Essa è anche la sintesi di tutto il "mistero pasquale", perché è il memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore. - Il discorso sui potere e sul servizio: servire i fratelli è l'eucaristia di ogni uomo. Giovanni mostra Gesù che pratica tale servizio lavando i piedi degli apostoli. È "la predica del buon esempio". Disse infatti Gesù: "Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio". - La preghiera e il sudore di sangue: nell'orto degli Ulivi Gesù cominciò a versare le prime gocce di quel sangue che - sparso abbondantemente - laverà il mondo dai peccati. Non è la morte che spaventa Gesù ma i peccati di cui si sente - ora come mai - caricato. - Il bacio di Giuda: Gesù aveva dedicato la sua vita pubblica a smascherare le ipocrisie dei farisei. Ora uno dei suoi discepoli commette la più grande e incredibile delle ipocrisie. "Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?". Fu più accettabile la spada nel cuore che il bacio del traditore! - La cattura: nessuno avrebbe potuto prendere Gesù senza il suo consenso. Ogni giorno predicava nelle piazze e nessuno riusciva a "toccarlo". Giunta la sua ora, si lasciò legare come un agnello da condurre al macello. - Lo schiaffo: Gesù porge l'altra guancia. Porgere la guancia significa dialogare, come fece Gesù: "se ho parlato male dimostramelo; se ho parlato bene, perché mi percuoti?"... - Le dichiarazioni solenni di Gesù: alle autorità religiose e politiche Gesù consegna le più importanti e solenni dichiarazioni quali mai aveva rese in modo così esplicito. Al sinedrio disse: "Sì, io sono il Figlio di Dio"; e a Pilato: "Sì, io sono Re". - Il silenzio davanti a Erode: questo re aveva decapitato l'amico Giovanni; ora vuole divertirsi con Gesù, che lo aveva chiamato volpe e ora gli riserva il silenzio. - Il rinnegamento e il pianto di Pietro: si può credere e rinnegare, amare e tradire... Non fu Giuda ma Pietro il simbolo dell'uomo gradito a Gesù: peccatore ma umile. - Lo scherno dei soldati durante la notte: quante notti passate in preghiera da Gesù (erat pernoctans in oratiorte Dei)! Quante volte - nella sua onniscienza - avrà vissuto questa notte della passione!... - La liberazione di Barabba: il semplice paragonare Gesù a Barabba fu una grande umiliazione. Gli uomini che non distinguono un santo da un assassino hanno raggiunto il fondo! - La flagellazione: nel pensiero di Pilato doveva essere una "lezione" per Gesù, nel tentativo inutile di muovere a pietà gli aguzzini. Ma il fine non giustifica i mezzi. - "Ecco l'Uomo": Pilato presenta così Gesù umiliato e piagato. Ma quello non era Gesù, bensì l'immagine dell'uomo universale, malridotto dal peccati. - "Non trovo in lui nessuna colpa": Gesù non fu condannato per qualche delitto, a giudizio di un uomo super partes, esperto nel diritto, quale era Pilato. Pilato lo condannò dunque ingiustamente. - "Noi abbiamo una legge, secondo la quale deve morire perché si è fatto Figlio di Dio". Gesù non si era fatto Dio perché lo era davvero; si era fatto uomo per rendere gli uomini figli di Dio. Gesù non ritrattò mai le sue affermazioni circa la sua natura divina. - "Tu non avresti nessun potere su di me": nessun uomo ha potere su un altro uomo; ogni potestà viene solo da Dio. - "Se liberi costui non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re si mette contro Cesare": l'interesse privato travolge Pilato come aveva travolto i nemici di Gesù. - "Ecco il vostro Re": fu una burla per dire "è questo il vostro re?"; fu uno schiaffo al nazionalismo ebraico. Ma fu anche un'affermazione profetica. - La condanna: nonostante la dichiarata innocenza, viene la condanna, che fu anche l'umiliazione del diritto romano. - La via Crucis: quella via rappresenta la storia dell'uomo fino alla fine del mondo: quante condanne, inciampi e cadute, quante umiliazioni, e quanti dolori! - Il Cireneo e le pie donne: l'uomo aiuta il Creatore, che si è assunto tutto il peso del male della storia. Ma tra i tanti che affollavano la strada, solo uno fa questo gesto, e solo perché costretto! Solo poche donne piangono e una sola asciuga il volto imbrattato di Gesù. - La crocifissione: Gesù allarga le braccia per chiamare a sé tutto il genere umano: "quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me". - Il perdono: "Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno". La vendetta di Dio è il perdono. Tutti i peccati degli uomini non raggiungono la gravità dell'uccisione di Dio; eppure, anche allora, Dio perdona! - Lo scherno del malfattore, dei capi e dei soldati: sono come altri tre chiodi - questa volta morali - nel cuore di Gesù. - La promessa del paradiso al buon ladrone: il Signore opera nel segreto di ogni cuore, ma spesso sono i più lontani ad ascoltarne la voce. - Sorteggio sulle vesti: Gesù ha versato tutto il suo sangue; ora dona persino le vesti. - "Ecco tua madre"; "Ecco tuo figlio": le vesti furono sorteggiate dai soldati. A Gesù restano altri due "beni", Maria e Giovanni. Ne fa un dono, uno per l'altro. - L'oscuramento del cielo: mentre gli uomini non tremano di fronte al loro peccato, la natura inorridisce e geme! - La morte di Gesù; dopo il grido di Gesù "Padre, nelle tue mani consegno il. mio spirito", Gesù emette lo spirito. Quelle parole sono la "chiave" della sua risurrezione. Infine la sepoltura: Gesù viene deposto nel sepolcro nuovo di Giuseppe di Arimatea: quel foro nella roccia è il primo tabernacolo della storia, testimone sacro del mistero della morte e della risurrezione di Gesù. Il racconto si chiude con le donne che preparano aromi e oli profumati per la definitiva sepoltura di Gesù. Le donne! La Donna fu la prima a peccare (Eva), la prima a essere redenta (Maria), la prima a vedere il Risorto e ad essere inviata ad evangelizzare persino gli Apostoli (la Maddalena).
RINASCITA IN CRISTO
VEGLIA PASQUALE
( Baruc 3,9-1 5.32-38;4, 1-4; Rm 6,3-11; Mc 16,1-8)
La Maddalena, Maria di Giacomo e Salome, andando al sepolcro, trovano la pietra rotolata e un giovane biancovestito che annuncia loro la risurrezione e le invia a comunicarlo ai discepoli. Ma essi fuggono senza dir niente ad alcuno. I quattro evangelisti non sono d'accordo su tutti i particolari della scoperta del sepolcro vuoto, ma sull'essenziale sì.
o 1 / Mattina del terzo giorno Nessuno ha visto Gesù nel momento in cui risorgeva dai morti, e quindi nessuno sa l'ora esatta. Tutti gli evangelisti indicano il tempo in cui le donne andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto: era certamente il giorno dopo il sabato, e quindi il terzo giorno dopo la morte del Signore. Era "l'alba" per Matteo, "di buon mattino per Luca", "di buon mattino.. .al levar del sole" per Marco, "di buon mattino, quand'era ancora buio" per Giovanni. Poiché il simbolismo ha grande rilievo nella Bibbia, appare abbastanza indicativo che Gesù sia morto e risorto a primavera e sia risorto all'inizio di un nuovo giorno e nel primo giorno della settimana. "Ecce nova facio omnia": ecco, faccio nuove tutte le cose. È un invito esplicito a rinnovare noi stessi con Gesù morto e risorto.
o 2/ Alcune donne Maria di Magdala viene nominata da tutti gli evangelisti. Matteo aggiunge "l'altra Maria"; Marco specifica Maria di Giacomo e Giovanna; Luca parla di Maria di Giacomo e Salome. Nessun evangelista le nomina tutte insieme, e pertanto esse potrebbero essere andate separatamente, facendo esperienze diverse con gli angeli apparsi; e questo potrebbe spiegare le apparenti contraddizioni sul numero degli angeli visti; e potrebbero essersi comportate in modo diverso anche nel portare o meno l'annuncio agli apostoli. Risalta comunque subito la preminenza delle donne, sia nell'accompagnare Gesù al Calvario che nel volerlo assistere dopo la morte. Ed esse vengono premiate con le prime apparizioni di Gesù, e col mandato di "evangelizzare" i discepoli su un punto così rilevante come è quello della risurrezione.
o3/ Pietra rotolata Matteo fa capire che le donne videro l'angelo rotolare la pietra e sedervi sopra. Gli altri tre affermano che le donne la trovarono già rotolata. Ma tutti accennano alla pietra rimossa. Nessuno avrebbe potuto toccarla, poiché c'erano le guardie romane, le quali dovettero arrendersi all'evidenza della pietra che rotolava, spinta. da una forza inspiegabile o da personaggi folgoranti venuti dal cielo. La pietra che rotola simboleggia l'apertura del nostro cuore che si apre per accogliere il Cristo risorto. "Aprite le porte al Cristo", ha sempre gridato Giovanni Paolo II. La pietra indica anche i blocchi della coscienza in peccato. Attraverso l'umile confessione dei peccati, quei blocchi scompaiono, e Cristo rivive in noi!
o 4/ Apparizioni Per Matteo fu un angelo; per Marco videro "un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca", dentro il sepolcro. Luca dice: "ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti". Giovanni parla di "due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù". Accennavamo sopra che gli evangelisti potrebbero aver riportata l'una o l'altra tradizione, dell'uno o dell'altro gruppo di donne giunte in momenti diversi al sepolcro. Gli angeli sono onnipresenti nella vita terrena di Gesù: un angelo annuncia la sua nascita e quella del Battista, un angelo induce Giuseppe a prendere Maria come sposa e poi a condurla a Betlemme e in Egitto; angeli annunciano la "grande gioia ai pastori"; angeli invitano i magi a tornare per un'altra strada in oriente; angeli salgono e scendono sul Figlio dell'uomo, lo servono nel deserto all'inizio della vita pubblica, lo consolano nell'orto degli ulivi; angeli ne annunciano la risurrezione. È un segno evidente della "ricapitolazione in Cristo" di tutto il creato, quello del cielo e quello della terra.
o 5/ Annuncio della risurrezione alle donne Per Matteo l'angelo dice: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù Il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite e vedete il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, lo ve l'ho detto" (Mt 28,5-7). Per Marco, l'angelo disse: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto" (Mc 16,6s). Per Luca i due uomini dicono: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno" (Lc 24,5-7) Per Giovanni: due angeli dissero alla Maddalena: "Donna, perché piangi"; poi ella si volta e vede Gesù. Ecco la "notizia" più importante di tutta la "Buona notizia" che è il vangelo. La danno le donne, poiché, come Gesù risorge all'alba - cioè come all'inizio di una nuova creazione - così la donna, simbolo della vita che si dona, fu il tramite migliore della notizia della Vita risorta. Ed era magnifico che la donna, resa schiava per la "morte" arrecata da Eva, annunciasse la nuova vita in Cristo.
o 6/ Annuncio ai discepoli Secondo Matteo e Marco l'angelo ordina alle donne di andare ad annunciare ai discepoli la risurrezione di Gesù. Per Matteo esse "corsero" per dare l'annuncio. Per Marco "fuggirono" e non riferirono nulla. Abbiamo detto che si tratta forse di atteggiamenti di diversi di gruppi di diversi di donne, giunte in momenti diversi al sepolcro. Certamente la notizia giunse agli apostoli tramite la Maddalena ed altre donne. Essi giudicarono "vaneggiamenti di donne" la notizia. Eppure era vera, la più vera notizia della storia. Quando si trattò di offendere Dio, Adamo credette subito ad Eva. Ora non si crede da parte di chi "doveva" credere, perché tante esperienze non dovevano esser state fatte invano, di miracoli e risurrezioni; e tante promesse: "Mi uccideranno, ma risorgerò il terzo giorno"!....
o 7/ Kerygma, inni, professioni di fede L'incredulità degli apostoli ci giova più della fede delle donne! Una volta convinti, gli apostoli convinceranno altri, attraverso la loro predicazione o kerygma. Pietro annuncia: "lo uccisero appendendolo alla croce, ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno, e volle che apparisse non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti da Dio"... (At 10,39-41). I primi cristiani elevavano inni sublimi al Risorto, come riferisce Paolo nella lettera al Filippesi (2,6-11), ed espresse proclamazioni di fede (cf. lCor 15,3-5).
RICOSTRUIRE
DOMENICA DI PASQUA
(At 10,34.37-43; Col 3,1-4; Le 24,13-35)
Gesù si affianca ai discepoli in cammino verso il villaggio di Emmaus, che lo riconoscono solo al termine del cammino, nello spezzare il pane. Tornati a Gerusalemme, raccontano la gioia dell'accaduto agli altri discepoli. Due uomini s'incamminano verso Emmaus, un villaggio a 10 Km da Gerusalemme. È il primo giorno dopo il sabato. Gesù è stato crocifisso due giorni prima.
o 1 / Cocente delusione Quegli uomini, discepoli di Cristo, hanno avuto appena il tempo di maturare una cocente delusione e ritirarsi nel proprio villaggio! Avevano inutilmente confidato in Gesù e sperato nella liberazione di Israele. Della triennale predicazione del Maestro essi hanno compreso solo che Gesù è un liberatore! Non hanno capito che è un liberatore non politico, ma religioso, e non soltanto di Israele, ma di tutti gli uomini. Non hanno capito che Gesù doveva soffrire, morire e risuscitare il terzo giorno. Non hanno capito che la vita, morte e risurrezione di Gesù doveva essere il paradigma di ogni vita umana. La domenica, il giorno della risurrezione, volgeva al declino. Da giorno della gioia e della verifica, diventa per loro giorno di delusione. E invece di attendere ancora un poco in Gerusalemme, i due tornano nel loro villaggio. Pur avendo sentito dire da "alcune donne" che Gesù è risuscitato, credono di più a coloro che, andati al sepolcro, non l'hanno trovato né morto né vivo. Eppure erano due "discepoli" di Gesù. Erano diventati tali, perché interessati al Gesù "profeta potente in parole e in opere", o perché spinti da facili entusiasmi e per ciò soggetti ad altrettanto facili delusioni? Non è semplice dirlo.
o 2/ Ricostruire Gesù appare loro in incognito; e se vuole ricuperarli, deve ricostruire tutto: cuore, mente, forze, poiché Dio deve essere amato con tutto il CUORE, con tutta la MENTE e con tutte le FORZE. Gesù li raggiunge sulla strada di Emmaus, e si apre un varco anzitutto nei loro CUORI "mutevoli". La sua stessa vicinanza li fa subito "ardere". Poi Gesù punta alla MENTE, alla ragione, spiegando loro tutte le Scritture. La mente "stolta e tarda nel credere", comincia così ad aprirsi al riconoscimento e alla riaccettazione del Cristo. Ma non bastano il cuore e la mente. Infatti, non chi dice "Signore, Signore" è vero discepolo di Cristo, né chi conosce le Scritture a memoria, ma chi impegna tutte le proprie forze nel fare la Sua volontà.
o 3/La vera forza Per riconoscere e testimoniare Gesù è necessario ricevere la FORZA dal cielo ed appropriarsene. C'è un solo alimento per corroborare le forze interiori dello spirito: l'Eucaristia. Quando Gesù spezza il pane per loro, i due scattano in piedi e corrono ad annunciare ciò che da ora ammetteranno senza esitazione: Cristo è risorto! Ora, l'ardore del cuore e le conoscenze bibliche hanno lo sbocco voluto da Gesù: la fede incrollabile nel Cristo risorto. È l'Eucaristia la vera sorgente della vita cristiana.
o 4/ Il ritorno Benché tardi, per i due discepoli di Gesù la domenica si trasforma in giorno di gioia. Tornano a Gerusalemme quasi correndo, per dare il lieto annuncio agli Undici e "agli altri che erano con loro"; ma li trovano ad annunciarsi reciprocamente: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone".
o 5/ Simone Anche Simone, dunque, dopo la delusione di non aver trovato il corpo di Gesù nel sepolcro, fu gratificato da una apparizione personale. La prima lettura, tratta dagli Atti, riferisce il racconto della passione e risurrezione di Cristo, fatta da Simone: "Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; come cioè Dio consacrò in Spirito santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e sanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno". Più stringato del più provetto dei cronisti, Simone traccia in tre pennellate il potere taumaturgico del Cristo, la passione e morte, la risurrezione. Poi aggiunge: e Dio "volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, A NOI, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti". Dunque Gesù non appare a tutti ma a molte persone, e mangia e beve con loro dopo la sua risurrezione. Nel giorno dell'ascensione, lo vedranno cinquecento persone. Ma Simone sembra riferirsi esclusivamente agli apostoli, quando dice "a noi", stabiliti da Dio come "testimoni prescelti", che, oltre a vederlo, hanno mangiato e bevuto con lui "dopo la risurrezione".
o 6/ Quaranta giorni di gioia Simone vuole indicare che Gesù, per 40 giorni, ha continuato a condurre vita molto familiare e intima con loro, e in fine "ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio". Pasqua è solo il primo dei 40 giorni, certamente i più meravigliosi della vita degli apostoli, in cui assaggiano qualcosa del paradiso, vedendo il corpo glorificato del Cristo e sentendosi con lui "risorti". Paolo non era uno di loro, eppure, alcuni anni dopo scriverà: "Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra" (Col, 3, ls). L'esperienza del Cristo risorto deve diventare per ciascun cristiano esperienza della propria risurrezione. Benché, stando sulla terra, siamo come morti e la nostra vita "è nascosta con Cristo in Dio", il cristiano vive nella certezza che "quando si manifesterà Cristo, vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria" (Col. 3,3s).
P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.