V DOMENICA DI QUARESIMA
(Ger 31,31-34; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33)
Alcuni greci chiedono di conoscere Gesù, nel momento in cui si apprestava a offrire la sua vita per tutti; un evento che Gesù considera come la propria glorificazione, non stoltezza o scandalo come per i romani e i greci. "Quando sarò elevato - disse infatti Gesù - attirerò tutti a me". Gesù affermò di essere venuto per le pecore perdute della casa di Israele, non per i pagani greci o romani. E allora sono questi a venire a lui. Venne la donna cananea, a cui Gesù prima rifiutò la grazia, concessa poi solo di fronte alla sua "grande fede". Vennero alcuni Greci col desiderio di "vedere" Gesù. Era facile "vedere" Gesù, ma essi si rivolsero all'apostolo Filippo, questi ad Andrea e ambedue a Gesù. Quei Greci, infatti, non desideravano "vedere" soltanto con gli occhi, ma conoscere Gesù più da vicino, conversando con Lui. Volevano, per così dire, un'udienza privata con Gesù.
o 1 / Stoltezza, scandalo e gloria Ma dialogare coi Greci non era come dialogare con Giovanni e Andrea, ai quali fu Gesù stesso a dire un giorno: "Venite e vedete", e rimase in conversazione con loro "tutto quel giorno". A quei Greci, Gesù non concede l'attesa udienza, poiché sa che sono portatori di problematiche universali di cui è bene parlare pubblicamente. I Greci, si sa, erano meticolosi e andavano sempre al fondo delle cose! La Grecia, non per nulla è la patria dei massimi filosofi dell'antichità: Socrate, Aristotele, Platone... E Gesù non dimostra di essere da meno, affrontando subito - non in privato ma in pubblico, davanti ai Greci e ai Giudei - il problema cruciale per gli uni e per gli altri, quello del sacrificio e della gloria. Per gli intellettuali - greci e romani - il sacrificio di Cristo era "stoltezza", per i giudei uno "scandalo" (lCor 1,23s). Quei Greci sono giunti da Gesù nel momento giusto, in cui il sacrificio e la gloria corrispondono. Gesù sta nel tempio di Gerusalemme, dove ci si prepara alla pasqua. Quella pasqua era l'"ora" di Gesù: l'ora del sacrificio e della gloria. Gesù richiama la gloria dicendo ad alta voce: "È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo". Richiama il sacrificio e la gloria insieme, dicendo subito dopo: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". Non c'è più grande sacrificio e più grande gloria: morire per donare la vita! Avviene anche in natura, quando muore il chicco e rinasce la vita.
o 2/ Realismo cristiano Non è un'illazione filosofica, ma un fatto che avviene in natura sotto gli occhi di tutti! Gesù è realista. Sembra dire: guardatevi intorno, e la natura insegni!... Ciò che avviene in natura, avviene nella soprannatura: il chicco è Gesù, che sta per sacrificare se stesso. Il suo sacrificio non è né stoltezza né scandalo, ma atto di amore. Il paragone "realistico" col chicco serve soprattutto ai Greci. Per i Giudei serve di più la testimonianza del cielo.
o 3/ A gloria del Padre Una voce come un tuono risuona nel cielo di Gerusalemme. Non è la voce di un angelo, come pensa la folla, ma la voce del Padre, che si rivolge direttamente "a voi", cioè alla folla, dicendo che ha sempre glorificato il proprio Nome in Gesù e ancora lo glorificherà. Gesù, infatti, rivolgendo gli occhi al cielo, e abbinando ancora una volta il sacrificio e la gloria, afferma e prega: "Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome". E Dio rispose come abbiamo sentito. Non stoltezza, non scandalo, dunque, la morte di Gesù, ma gloria di Dio, gloria di Gesù, gloria per l'uomo. "E giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo". Ecco, i Greci hanno visto e hanno udito. Vedere Cristo è vedere Cristo sofferente: se non lo vogliono capire gli ebrei, lo capiscano i pagani!
o 4/ L'ora della vittoria Quando sarà elevato da terra, Gesù attirerà tutti - ebrei e pagani - e tutto a sé. Pur essendo Figlio, Gesù "imparò l'obbedienza dalle cose che patì - scrive la lettera agli Ebrei - e, reso, perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb 5,8s). Allora, l'umiliazione della croce fu tale solo per il "mondo" e per il principe di questo mondo. L'ora della morte di Gesù fu l'ora del giudizio del mondo e della sconfitta di satana: "Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori". Per Cristo invece, fu l'ora della vittoria sul mondo e su satana: "Cristo, nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà" (Eb 5,7).
o 5/ Anche per noi Ciò che vale per Cristo, vale anche per chi vuole imitarlo e seguirlo sulla via del sacrificio e della vera gloria. "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà", cioè lo glorificherà! "Dove io vado, voi conoscete la via", disse Gesù ai suoi apostoli. La via è lui, il Cristo, che invita tutti a seguirlo con la croce sulle spalle: "Chi vuole seguirmi, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua". Nell'ultima cena, Gesù affermò chiaramente che la "nuova ed eterna alleanza" tra Dio e gli uomini, è quella sigillata nel suo sangue, sparso "per tutti" in remissione dei peccati. Nella prima lettura, il profeta Geremia profetizza appunto questa alleanza "nuova", cioè diversa da quella sul Sinai, e che comporta l'iscrizione della legge di Dio sul cuore del suoi fedeli, comporta la perfetta conoscenza di Dio ("tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande"), nonché il perdono completo dei peccati e delle iniquità. Ecco le risposte di Gesù ai Greci, ai pagani di ieri e di oggi, ma anche a coloro che, come "filosofi", vogliono pensare e riflettere.
P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.