VI DOMENICA DEL T. O.

(Lv 13.ls.45s; lCor 10,31-11,1; Mc 1,40-45)

 

 

"Se vuoi, puoi guarirmi", dice un lebbroso; e Gesù lo guarisce; benché "severamente" invitato al silenzio, il lebbroso diffonde la notizia, tanto che Gesù si apparta in luoghi deserti, ma "venivano a lui da ogni parte".

Domenica scorsa vedemmo come Gesù si rifiutò di far ritorno alla casa di Pietro, dove "tutti" lo cercavano. Gli apostoli lo trovarono in luogo solitario a pregare, e lo invitarono a tornare. Ma Gesù rispose: "andiamo altrove.., perché io predichi anche là". E aggiunse: "Per questo, infatti, sono venuto". Anche là, cioè nei villaggi vicini e in tutta la Galilea ? dice Marco - egli operò miracoli e cacciò demoni. Tra gli altri guarì un lebbroso. Questi "lo supplicava in ginocchio dicendogli: "Se vuoi, puoi guarirmi!".

· 1/ Se vuoi, puoi Egli sa, per averlo constatato coi suoi occhi, che Gesù ha dei poteri straordinari, infallibili. Sa che la sua guarigione dipende semplicemente dalla volontà di Gesù. Perciò gli dice: "Se vuoi, puoi". Sa che Gesù non dipende da nessuno, non deve chiedere la grazia a nessuno, come invece fanno i santi o la Vergine Maria. E neppure fa dei gesti magici o pronunzia parole misteriose. Tutto dipende esclusivamente dalla sua "volontà". Il centurione romano - anch'egli ricco di fede - disse a Gesù: "Non c'è bisogno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito". Il centurione sapeva che Gesù aveva il potere di comandare alle malattie come egli comandava ai soldati. Il centurione ed il lebbroso hanno una fede viva; non come quell'altro che disse a Gesù: "Se puoi farci qualcosa", tanto che Gesù replicò, dicendo: "Se puoi!... Tutto è possibile a chi crede!". Ogni miracolo avviene dall'incontro dei poteri di Dio con la fede dell'uomo.

· 2/ La compassione di Gesù Poiché il lebbroso ebbe fede, Gesù "ne ebbe compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci". La compassione di .Gesù si spiega non solo per la sua compenetrazione nell'animo degli ammalati in genere, ma anche per tutto ciò che comportava la lebbra. Come leggiamo nel libro del Levitico: "Il lebbroso colpito. dalla lebbra porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: Immondo! Immondo! Sarà immondo finché avrà la piaga; se immondo, se ne andrà solo, abiterà fuori dell'accampamento" (Lev 13, 45s). Era una malattia sociale terribile, che strappava agli affetti dei cari e immergeva il lebbroso in una disperata solitudine. Gesù vedeva nei lebbrosi la lebbra interiore del peccato, e persino l'immagine di se stesso. Isaia, infatti, vide il futuro Messia coperto di piaghe come un lebbroso!

· 3/ Segno e testimonianza La guarigione dei lebbrosi era anche uno dei segni che avrebbero caratterizzato l'opera di "colui che deve venire" - il Messia - e un segno dei tempi nuovi instaurati dalla Nuova Alleanza. A Giovanni Battista, infatti, Gesù mandò a dire: "Andate a riferire a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti"... (Mt 11,5; Mc 1,40-44). Fu per questo che Gesù ordinò al lebbroso di presentarsi al sacerdote, "a testimonianza per loro". Stabiliva infatti la Legge: "Quando uno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli" (Lev 13,1). Il sacerdote, secondo il Levitico, doveva inoltre constatare l'eventuale guarigione, offrire un sacrificio al Signore e compiere dei riti di purificazione sul corpo del guarito. Ma Gesù non lo invia al sacerdote "a testimonianza per lui", ma "a testimonianza per loro" come categoria sociale, affinché aprissero gli occhi sulla sua personalità messianica, come fecero i discepoli del Battista. Gesù opera i miracoli per amore, ma anche come "segno" per chi è disposto a credere. Mentre guarisce il corpo, Gesù pensa alle anime di coloro che "pur vedendo non vedono".

· 4/ I facili entusiasmi Stranamente, i sacerdoti resteranno sempre refrattari ad ogni considerazione di tale portata, a differenza della folla, che - al contrario -eccede in senso opposto. Gesù cerca di evitare i facili entusiasmi della folla, e perciò "ammonendo severamente" l'ex lebbroso, lo rimandò dicendogli: "Guarda di non dir niente a nessuno". "Ma quegli - scrive l'evangelista - allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto". Chi di noi non si sarebbe comportato così? Sentirsi guarito dalla lebbra era come sentirsi risuscitato dai morti e restituito alla famiglia e alla società. Evidentemente l'ex lebbroso non divulgava il fatto soltanto per dire a tutti di essere ormai guarito, ma diceva apertamente chi lo aveva guarito, con immensa gratitudine nel cuore. Con quale conseguenza? che Gesù "non poteva più entrare pubblicamente in una città", poiché la gente gli usciva incontro e andava a cercarlo persino nel deserto. Gesù non apprezzava gli entusiasmi che sono soltanto esaltazione dei suoi poteri taumaturgici, e non espressione di fede. Quando, la domenica delle palme, entrerà trionfante in Gerusalemme, Gesù gioirà, poiché la gente griderà: "Osanna al Figlio di Davide", un grido di chiaro sapore messianico. Ma quando si scatenano interessi troppo umani, si vanifica il motivo principale per cui Gesù venne sulla terra: indurre gli uomini alla conversione dello spirito. Presi dall'entusiasmo dei benefici corporei, gli uomini si ripiegano facilmente su se stessi, chiedendo sempre di più, invece di riflettere sulla personalità di Gesù, sui motivi per cui li opera e sui modi in cui li compie. Egli infatti si commuove, partecipa al dolore degli uomini; guarisce malati, zoppi, ciechi, lebbrosi, con gesti e parole semplici, quasi sempre stendendo la mano e toccandoli, dicendo: "Lo voglio, guarisci"; oppure dice: "va in pace, la tua fede ti ha salvato". Gesù guarisce con la forza della sua volontà, o tramite una "forza" che esce sensibilmente da lui. Quando guarì l'emorroissa, chiese: "Chi mi ha toccato? Ho sentito una forza uscire da me". Mentre i santi attribuiscono a Dio i loro prodigi, Gesù li attribuisce a se stesso: "Lo voglio".

· 5/E noi? Dopo aver letto questo brano evangelico, ci lasciamo anche noi entusiasmare solo esternamente, meravigliandoci dei poteri sovrumani di Gesù, oppure siamo in grado di fare quel passo decisivo tanto desiderato dal Signore, di riconoscere - cioè - in lui il Figlio di Dio, ed agire in modo conseguenziale? Il centurione, vedendo il modo di morire di Gesù, e sentendo il terremoto, disse: "Davvero costui era il Figlio di Dio!".

 

P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.

 

 

 

 

 

 

 

 

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