VIII DOMENICA DEL T. O.

(Os 2.16-17b,21s; 2Cor3,lb-6; Mc 2,18-22).

 

 

I discepoli del Battista digiunano, gli apostoli no, perché sono simili a otri nuovi, non inclini cioè alle tradizioni antiche; Gesù non è contrario che anch'essi digiunino, non però per tradizione, ma per "lo Sposo", quando sarà loro tolto. Il mondo pagano ha sempre usato il digiuno: a) per combattere le potenze demoniache, b) per accattivarsi la simpatia degli dèi, e) per esprimere tristezza per la morte di un congiunto, d) per invocare la fertilità delle donne... Non conosceva però il digiuno come strumento di ascesi. Il mondo ebraico pratica il digiuno per allontanare le calamità (soprattutto la guerra), per espiare i peccati, e soprattutto per umiliarsi davanti al Signore Onnipotente. Dal VI secolo a.C. si digiunò anche per ricordare la distruzione della Città Santa (587 a.Cr.). In seguito, il digiuno diventa quasi esclusivamente una pia pratica, fatta con ostentazione. Così già nel VT il Signore ? attraverso Isaia ? fa intendere che al digiuno preferiva qualcos'altro. "Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique. . .?". "Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?" (Is 58, 4-10).

· 1/ Gesù e il digiuno Gesù, da parte sua, non abolisce le buone motivazioni di fondo del digiuno dei pagani e degli ebrei, ma le purifica da tutto ciò che le rendeva inefficaci. Anche per Gesù, infatti, il digiuno combatte le potenze demoniache; anzi, egli afferma che c'è "una specie di demoni" che si debella solo con il digiuno e con la preghiera a Dio. Anche per Gesù, il digiuno deve essere un segno di lutto per la morte dello "Sposo", dove il termine "Sposo" richiama da sé la "fecondità". Ma Gesù: a) toglie alla pratica del digiuno l'aspetto "automatico" o "magico", per cui bastava digiunare per ottenere alcuni effetti; b) libera la prassi penitenziale dalla "spettacolarità", legata all'aspetto magico: "quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia" (Mt 6,16); c) critica i farisei che digiunano "per farsi vedere dagli uomini" (Mt 6,16), si vantano davanti a Dio: "ti ringrazio... perché io digiuno due volte di sabato" (Lc 18,12), e disprezzano quelli che non digiunano. Gesù indica un nuovo modo di digiunare, per rendere il digiuno una pura testimonianza di amore verso Dio. Digiunare, sì, ma: a) senza ostentazione: "quando digiuni, lavati la faccia e profumati i capelli: perché la gente non si accorga che stai digiunando" (Mt 6, 16s); b) con umiltà e nel segreto, in fiduciosa dipendenza da Dio: "il Padre che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6, 17s); così il digiuno ha anche una motivazione ascetica o mistica: la ricompensa, che in fondo è il possesso di Dio. Gesù aggiunge un motivo nuovo per digiunare: la lontananza dello Sposo. Il vangelo fa dire a Gesù: "Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Verranno i giorni in cui verrà loro tolto lo sposo, e allora digiuneranno". Gesù concentra sulla sua persona ogni motivazione penitenziale: o si prende la croce per seguire lui, o non ha alcun valore farlo; o si digiuna per imitare lui che digiunò "40 giorni" (simbolo della durata della vita) o si perde tutto.

· 2/ otri nuovi Una tattica: "vino nuovo in otri nuovi": Gesù lanciò questo slogan, in risposta a una precisa domanda-accusa rivolta direttamente a lui: "Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei Farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?". Gli apostoli erano gli "otri nuovi", non inficiati dalla vecchia mentalità farisaica.

· 3/ Digiuno nel mondo cristiano Gli Atti mostrano i discepoli che digiunano (At 13,2s; 14,23); san Paolo affronta molti disagi fra cui "molti digiuni" (2Cor 6,5; 11,27), e la Didaché prescrive il digiuno due volte la settimana, non sullo stile dei discepoli del Battista (Lc 18,12), ma per ricordare l'arresto e la morte dello Sposo. Attraverso la preghiera e il digiuno si scacciano non solo i demoni più caparbi, ma anche le tendenze peccaminose. San Giovanni Crisostomo diceva che il digiuno è il principio della castità. San Bernardo affermava che la preghiera e il digiuno devono andare sempre insieme: "la preghiera ottiene la forza per digiunare, il digiuno merita la grazia del pregare". Nel mondo cristiano il digiuno non deve mai avere il senso del disprezzo del cibi, che Cristo ha reso tutti buoni, né della condanna del piacere della buona tavola, specie quando serve a rinsaldare i rapporti umani. Non è vero che "si mangia per vivere". Se così fosse, basterebbe mangiare pane e cipolla, soli soletti, senza la gioia dei convivi amicali e familiari. Nel mondo cristiano il digiuno è uno dei tanti modi, forse tra i più efficaci, per rinsaldare i rapporti col Cristo sofferente nei secoli, coi poveri di tutto il mondo, e persino con noi stessi, perché spirito e corpo insieme - preghiera e digiuno - servano a Dio ed agli uomini. Certi asceti antichi dicevano che il digiuno aiuta a ricordare alcuni detti evangelici, come: la strada che conduce al cielo è stretta; il regno del cieli soffre violenza e solo i violenti se ne impadroniscono...

 

P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.

 

 

 

 

 

 

 

 

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