XIX DOMENICA DEL T. O.

(1Re 19,4-8; Ef 4,30-5,2; Gv 6,41-51).

 

 

Gesù si presenta come il pane della vita disceso dal cielo. Dopo il racconto della moltiplicazione dei pani! e dei pesci, Gesù si presenta alla folla come: - pane vero - pane dal cielo - pane di Dio - pane della vita e pane vivo - pane che dura per la vita eterna Gesù precisa: il pane "che non perisce" può darlo solo Lui; il "pane dal cielo" può darlo solo il Padre.

o 1/ Il pane è il Figlio "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Il pane che non perisce ce l'ha solo il Figlio, non il Padre né lo Spirito Santo, poiché solo il Figlio prese carne umana nel grembo di Maria, e solo il Figlio poté trasformare il suo corpo "nato da Maria" in sacramento, cioè in segno e strumento di grazia. Gesù ripete varie volte questo concetto: "Io sono il pane della vita" (due volte: 6,35;); "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" (2 volte); "chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete".

o 2/ Il pane è dono del Padre Il "pane dal cielo" può darlo solo il Padre: "non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero" (6,32). Il pane dato da Gesù viene donato dal Padre perché Gesù venne in terra per fare la volontà del Padre: "sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" (6,38), e perché il Verbo si fece carne nel momento in cui l'ombra dell'Altissimo ricoprì Maria. Anche questo concetto viene ribadito in varie forme da Gesù: "il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo" (6,33); "questo è il pane disceso dal cielo, perché chi ne mangia non muoia" (6,50); "nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato" (6,44). Mai nel vangelo troviamo ripetuto dei concetti tante volte come in questo caso.

o 3/ Pane vivo 'O àrtos 'o zòn (6,51). Giovanni attribuisce a Gesù due espressioni diverse: "Io sono il pane vivo" e "Io sono il pane della vita". Che differenza c'è? L'Eucaristia è anzitutto "pane vivo", non pane morto. L'Eucaristia è Gesù vivo e risorto, non il suo corpo morto. La consacrazione separata del corpo e del sangue sta solo a significare - in modo visibile - la morte del Signore. Ci fu un'eresia nel Quattrocento, che pretendeva per i suoi adepti di ricevere l'Eucaristia sotto ambedue le specie, convinta che, solo così, si riceve Gesù tutto intero. La Chiesa rispose che sia l'ostia sia il vino consacrati contengono il Cristo tutto intero, in corpo, sangue, anima e divinità.

o 4/ Il pane della vita 'O àrtos tes zoès' (6,35, 48): Gesù è il pane della vita perché è il pane eucaristico che dà la vita a chi lo riceve. Questo concetto viene ripetuto varie volte nel discorso di Gesù che stiamo meditando, che rivedremo tra gli effetti dell'Eucaristia.

5/ Effetti L'Eucaristia: a) toglie la fame e la sete: "chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete" (6,35); b) dona la simbiosi con Gesù: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me" (6,56s); c) dà la vita eterna: il Verbo di Dio si incarnò per eseguire la volontà del Padre: "e questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno" (6,39); "questa à la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (6,40); "nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (6,44); "in verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna" (6,47); "questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia" (6,50); "i vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno" (6,49-51); "se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita" (6,33); "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (6,54); "se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita" (6,53); "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (6,54); "chi mangia di me vivrà per me" (6,57); "questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (6,58).

o 6/ Obiezioni Quando Gesù parlò dell'acqua viva alla samaritana, presso il pozzo di Giacobbe, la donna rispose: "Signore, dammi di quest'acqua". Anche ora, che Gesù parla del pane della vita, la folla risponde allo stesso modo: "Signore, dacci sempre di questo pane". È di questo pane, infatti, che hanno bisogno gli uomini. E il Signore è pronto a procurarlo. "Quale padre - disse Gesù - se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra, o se gli chiede un pesce gli dà un serpente?" - Ma la folla non afferra in profondità il discorso di Gesù, pensando che stia parlando di un'altra specie di manna che Dio farà scendere dal cielo ora, come un giorno nel deserto, al tempo di Mosè. Gesù deve dire chiaramente che non sta parlando né di pane né di acqua, ma di se stesso: "Io sono il pane della vita". "Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete". Quando i Giudei cominciano a capire il discorso del Signore, reagiscono come i Galilei di Nazaret. Predicando la prima volta nella sua prima patria (Nazaret), i compaesani restarono meravigliati della sua loquela e del prodigi che operava, ma invece di rallegrarsene e convertirsi, si chiesero scandalizzati: "Ma non è costui il figlio del falegname? La sua madre, i suoi fratelli e sorelle non stanno qui tra noi?". Come loro, anche i compaesani della seconda patria (Cafarnao) si chiedono: "Come può costui dire "Io sono Il pane vivo disceso dal cielo"? non conosciamo forse suo padre e sua madre?". Ma questo è solo uno dei due gravi problemi che si pongono i Giudei. La loro domanda ricorda l'accusa di bestemmia rivolta a Gesù: "Tu che sei uomo ti fai Dio!". - Il secondo problema sarà: "Come potrà costui darci da mangiare la sua carne?" Vedremo fra due domeniche come il discorso di Gesù farà allontanare da lui alcuni dei suoi discepoli. Il problema stava in questo: gli ebrei non avevano capito che Gesù non era un uomo che si faceva Dio, ma era "Dio fattosi uomo!"; e che "nulla è impossibile a Dio". Gesù sa bene che alcuni non accetteranno le sue parole. E tuttavia non rimangia nulla di quanto ha detto. Anzi, continua a parlare, ribadendo e precisando sempre meglio il proprio pensiero. - "Io sono il pane della vita". - "Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia". - "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo". - "Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno". - "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".

o 7/ 2000 anni di cristianesimo eucaristico Noi che siamo nati cristiani, che viviamo dopo 2000 anni di cristianesimo "eucaristico", siamo abituati a queste parole, riceviamo Gesù nell'Ostia consacrata, conosciamo alcuni miracoli (Lanciano, Orvieto), e difficilmente possiamo capire chi ascoltò per la prima volta quelle parole di Gesù. Forse dobbiamo pregare per tutti coloro che, anche oggi, trovano il discorso di Gesù "duro", perché non si rendono conto dell'onnipotenza di Dio, né delle pazzie di cui è capace l'Amore infinito di un Dio!

 

 

P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.

 

 

 

 

 

 

 

 

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