XVII DOMENICA DEL T. O.

(2Re 4,42-44; Ef4,1-6; Gv 6,1-15).

 

 

Gesù moltiplica 5 pani e 2 pesci offerti da un fanciullo, con cui sfama 5000 uomini, e ne avanzano 12 canestri. La gente trama di farlo re, ma Gesù si ritira in montagna da solo.

o 1 / La liturgia Dalla domenica XVII alla XXI, la liturgia domenicale sospende la lettura del vangelo di Marco e inserisce - per ben 5 domeniche - un lungo discorso di san Giovanni sul pane della vita. Poi riprenderà Marco dalla XXII alla XXXIII domenica. Vale la pena notare come i brani evangelici di queste domeniche ripetono spesso alcune espressioni, quali: "passati all'altra riva", "si radunò molta folla", "Gesù ebbe compassione". La "folla" è invitata da oggi in poi a "passare all'altra riva", cioè a nuovi concetti molto ardui, come quello del "pane vivo disceso dal cielo". Di questo pane le folle hanno bisogno più del pane di grano. Oggi, la liturgia parla della moltiplicazione del pani e dei pesci, in una scena che vede coinvolti molti personaggi: Gesù, gli apostoli, una platea di cinquemila persone, un fanciullo.

o 2/ La scenografia Seguito da una gran folla e dagli apostoli, Gesù si porta su una delle alture che circondano il Lago di Tiberiade. L'aria fresca favorisce l'appetito del corpo, sicché al terzo giorno ogni scorta è esaurita. Gesù ama parlare sui monti o sulla spiaggia, perché si trasformano facilmente in "anfiteatro" naturale, in modo che la sua voce possa giungere facilmente alle molte migliaia di persone. Questa volta sono oltre cinquemila. Sulla montagna, poi, c'è erba su cui adagiarsi, e gli alberi per ripararsi dal sole di giorno, e dall'umidità di notte.

o 3/ Il personaggio Gesù Certamente la figura di Gesù domina su tutte, per la sua parola e per il miracolo compiuto della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù opera appunto un grande miracolo senza esserne richiesto. Lo fa, ma solo perché "ha compassione" delle miserie umane. Quante volte anch'Egli ha sofferto la fame, la sete, la stanchezza! Alla fine del mondo premierà chi avrà dato da mangiare agli affamati! Gesù ha "compassione" della folla che lo ha ascoltato, della sua fame di infinito, e le propone di chiedere a lui il "cibo che non perisce". Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è solo un modo per iniziare il lungo discorso sul "pane della vita".

o 4/ Gli apostoli Appaiono impotenti di fronte a Gesù e alla folla. Per fare qualcosa, ci volevano almeno duecento denari di pane. Forse era tutto ciò che Giuda aveva nella borsa; ma a che serviva spendere tanti soldi, dando solo "un pezzettino" di pane per ciascuno? Gesù non voleva dare "un pezzettino", ma voleva "dare da mangiare" a sazietà. E per mettere alla prova gli apostoli, domanda: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Gesù fa notare che, pur volendo comprare duecento denari di pane, dove lo potevano comprare? Il luogo era infatti montagnoso e lontano dalle abitazioni!

o 5/ Il fanciullo-simbolo Il più ricco di tutti appare proprio il ragazzo. Come si spiega che, mentre tutti hanno mangiato tutto, un ragazzo possieda ben 5 pani e due pesci? O era un ragazzo anoressico o un ragazzo-simbolo. Evidentemente è un ragazzo-simbolo! Simbolo della vita, simbolo dei giovani di tutti i tempi, speranza del futuro, simbolo del Figlio di Dio presente nella storia con le mani colme di doni per l'umanità... Forse il fanciullo si rattristò quando fu privato dell'unica fonte di sostentamento, ma poi dovette essere il più divertito nel vedere i suoi pani e i suoi pesci moltiplicarsi nelle mani del Signore. Egli è simbolo dell'impotenza umana chiamata a collaborare con Dio. Il contadino semina piangendo e raccoglie con gioia! Ogni uomo soffre quando è chiamato a collaborare con Dio nella creazione. Ma poi è felice nel vedere la gloria del campi fioriti e del colli verdeggianti, nel constatare la fecondità dei mari. Quanti problemi potrebbero risolversi in collaborazione con Dio, se l'uomo accettasse di offrirgli tutte le sue miserie! In genere i ragazzi sono un po' possessivi, ma questa volta un ragazzo dà tutto quello che ha. Chi fu ad aver tanto coraggio da chiedere a un ragazzo quei cinque pani e due pesci che solo lui aveva, e che costituivano l'unica riserva per nutrirsi poche ore ancora? Fu Gesù, dicendo "portatemeli qua" (Mt 14,18)! È sempre Gesù che chiede tutto, ma per dare tutto! Chi gli dà uno riceve il centuplo. Chiunque può chiedersi, come Andrea: "A che serve questa piccola cosa?" Ma dopo che il Signore ha preteso e valorizzato "la miseria" dei cinque pani e i due pesci, per sfamare cinquemila persone, nessuno può obiettare più nulla! Il Signore vuole aver bisogno di noi, delle nostre mani, dei nostri piedi, della nostra bocca. Ciò che per noi è insignificante, per lui è indispensabile. "Chi perde la vita per me, la ritroverà" (Lc 17,33). "Chiunque avrà lasciato case, fratelli, sorelle, padre, madre, figli, campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e la vita eterna" (Mt19,29; Mc 10,30; Lc 18,30).

o 6/ Il miracolo Se è vero che "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" - come dimostra lo stesso Gesù - è altrettanto vero il contrario, cioè che l'uomo non può fare a meno del pane. E per questo che proprio lui, Gesù, alzando gli occhi sulla folla, chiede a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane?". Filippo, uomo molto pratico, osserva che neanche duecento denari basterebbero a darne un pezzetto per ciascuno. Meno pratico Andrea, a meno che non abbia voluto provocare Gesù a fare un miracolo. Dice infatti: "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci". Ma lui stesso osserva: "ma che cos'è questo per tanta gente?". Gesù "mette alla prova" Filippo; Andrea mette alla prova il Maestro. Filippo e Andrea rispondono con l'impotenza. Il Maestro risponde con un "segno" - così lo chiama Giovanni - talmente inedito che la folla comincia a gridare: "Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!".

o 7/ La folla e il Re del pane Oltre cinquemila persone mangiano pane e pesce, miracolosamente usciti dalle mani di Gesù, che ha compassione di loro. Non può essere stata una magia! La folla, che finora è stata passiva nell'ascoltare la parola del Signore e nel mangiare il pane e i pesci, improvvisamente si galvanizza: comprende che non è stato un atto magico, e acclama Gesù profeta e messia, anzi re. La folla - umanamente - sembrerebbe fare una splendida figura. Non si lamenta quando ha fame, e sa passare "all'altra riva", cioè andare oltre il fatto materiale per cogliere in Gesù il profeta. Ma lo vuole come re. Gesù perciò se ne lamenta, come vedremo domenica prossima.

o 8/ Il segno Gesù aveva operato il miracolo soprattutto per offrire il "segno" di essere il profeta, il messia, il figlio di Dio. Lo Spirito santo farà capire alla "folla" bimillenaria della Chiesa, che quel miracolo era il segno dell'unità del popolo di Dio, reso "un solo corpo" dal dono dell'Eucaristia. "Un solo corpo - scrisse san Paolo agli Efesini - un solo Spirito..., un solo Signore, una sola fede..., un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra dl tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti". Che quel miracolo fosse un segno, è indicato anche dal suo "tipo" veterotestamentario: il profeta Eliseo diede venti pani d'orzo e farro a cento persone, le quali "ne mangiarono e ne avanzò, secondo la parola del Signore".

 

 

P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.

 

 

 

 

 

 

 

 

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