LA MAMMA
NATALE
DEL SIGNORE
(notte)
(1s9,1-3.5s; Tt2,11-14; Lc2,1-14)
Maria diventa "mamma" generando Gesù nella grotta di Betlemme. Non lontano dalla grotta, un gruppo di pastori apprende dall'angelo la nascita del Salvatore, che giace in una mangiatoia. Natale è la festa dei bambini, ma è molto di più la festa delle mamme. Anzitutto perché le mamme amano i figli immensamente più di quanto i figli amino loro. Quando un bambino viene generato, giace incoscio nella culla, mentre la mamma veglia sul suo respiro, ne contempla i lineamenti, scorgendovi i suoi e quelli del papà. Mentre il "cuccioletto" dorme, la mamma sogna per il suo futuro, e il cuore si esalta nell'augurargli ogni cosa grande.
o 1/La gioia di Maria Solo le mamme sono in grado di comprendere la dimensione umana del Natale nella sua pienezza, perché possono intuire la felicità di Maria nel dare alla luce Il primogenito. E tuttavia, quanto la dignità di Gesù supera quella di ogni altro bambino, tanto superiore fu la gioia dl Maria rispetto a tutte le altre mamme del mondo. Se Maria cantò in casa di Elisabetta, poco dopo il concepimento del suo Gesù, quanto più dovette esultare ? in Dio suo salvatore ? nel giorno in cui lo generò?
o 2/ Le apprensioni di Maria Ma per un bimbo che nasce... "quante gioie e dolor"!.., Solo le donne possono capire l'apprensione della "giovinetta" Maria, nell'avvicinarsi dell'ora del parto. Solo le donne possono capire che cosa passava nel cuore di Maria mentre, desiderando di far nascere il Bambino in una culla di lana, veniva respinta verso una fredda grotta di campagna. Luca scrive: Maria "lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia" (Lc 2,7). Ma solo le donne "sante" e timorate di Dio comprendono, almeno in parte, l'abbandono della Fanciulla Immacolata alla Divina Provvidenza. Maria non si lamenta che "non ci fu posto per loro nell'albergo". Essa condivide le scelte del Figlio che vuole nascere nella più avvilente povertà, perché nessuno potesse dire: Dio è felice in cielo, noi uomini moriamo qui in terra. Maria è l'unica madre scelta dal figlio, e l'unica che ne segue le scelte ancor prima di nascere. Maria non segue tanto la volontà di Cesare Augusto nel portarsi a Betlemme, quanto il desiderio del "Figlio di Davide" di nascere nella sua città.
o 3/ La risposta di Dio E Dio volle dare a Lei un segno del suo amore paterno. Passata infatti quella notte, giungono all'alba alcuni uomini semplici, pastori delle campagne vicine, che narrano dell'apparizione di una "moltitudine di angeli dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"". No, Dio non aveva abbandonato quella coppia di giovani sposi, ma la guidava secondo la sua infinita sapienza, amore e santità. Dio, felice nel cielo, non ignorava che suo Figlio era nato in quella grotta oscura e fredda. L'Angelo del Signore disse ai pastori: "troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,12). Dio Padre seguiva i passi del suo "Cristo Signore", come chiamò l'Angelo il Bambino. E nonostante tutto, l'angelo parla di gioia: "vi annunzio una grande gioia" per tutti, perché quel Bambino è "il Salvatore" (Lc 2,10). Di quale bambino è stato mai detto questo?
o 4/ Apparenti contrasti Quale contrasto "esterno" tra quel Bambino inerme e le visioni dei profeti; "Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace" (Is 9,5). Quale contrasto con la manifestazione escatologica "della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo", di cui parla Paolo (Tt 2,13). Ma quei poveri pastori che videro gli angeli e ne sentirono il canto e le parole, poterono intravedere ed esperimentare - per primi - la realizzazione della profezia di Isaia. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse" (Is 9,1). La Santa Coppia, da parte sua, riecheggiò le parole del profeta: "Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia,.. Poiché un Bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio" (Is 9,2).
o 5/ Poesia e realtà Per noi uomini di oggi la nascita del Signore non deve essere una pia commemorazione. La poesia del Natale, la figura di un bambino vezzoso, la giovane Madre, Giuseppe, la capanna, non devono distrarci dall'idea centrale: "Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone;) (Tt 2,14). L'apparizione della "grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini", come S. Paolo scrive a Tito, deve insegnarci a "rinnegare l'empietà e i desideri mondani, e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo" (Tt 2,12). Il canto degli angeli della notte fu: "Gloria a Dio nel più alto del cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" (Lc 2,14). Mentre anche noi siamo accampati su questa terra, che appare spesso - come declamava il poeta - un "atomo opaco del male" -- dobbiamo accendere anche noi quella "speranza" di cui parla Paolo (Tt 2,12), ed inneggiare a quel Dio che per vie apparentemente tortuose, conduce a sicura salvezza "gli uomini che egli ama". Come una mamma al suo piccino assolutamente impotente non può non augurargli un futuro pieno di forza, prestanza e prestigio, così ciascun uomo deve saper intravvedere con assoluta certezza, il proprio radioso futuro, da realizzarsi pienamente con la grazia di Dio. Per noi, infatti, "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini" (Tt 2,1). Egli è venuto "a riscattarci da ogni iniquità" (Tt 2,14), e a "consolidare e rafforzare" Il suo regno di giustizia e di pace (Is 9,6).
ANDARE, VEDERE, RIFERIRE, STUPIRSI, MEDITARE, LODARE
NATALE DEL SIGNORE
(aurora)
(Is 62,11s; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20)
I pastori vanno a Betlemme per vedere "l'avvenimento" detto dall'angelo, e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino che giaceva nella mangiatoia. Tornandosene lodavano il Signore e riferirono poi a tutti, arrecando grande stupore, mentre Maria medita nel suo cuore. San Luca non conobbe Gesù. Quando si convertì dal paganesimo a Cristo, volle indagare personalmente sugli eventi annunciati dagli apostoli: "Poiché molti hanno posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi (...), ho deciso anche io di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi" (Lc 1,ls).
L'indagine cominciò "dalle origini", in tutti i particolari, con cura. "Anothen" significa appunto "dal principio", cioè dall'annunciazione e dalla nascita di Gesù. "Pasin", "in tutti i particolari". "Akribòs", "con cura", Le conclusioni dell'indagine furono da lui descritte "in ordine" (kathexès) nel suo vangelo. Un uomo colto come lui - era infatti medico - non poteva comportasi diversamente, a vantaggio anche nostro. Grazie a lui, conosciamo l'infanzia di Gesù in alcuni suoi particolari. Nel brano evangelico di questa messa natalizia dell'aurora, Luca riprende la narrazione iniziata nella messa di mezzanotte, relativa ai pastori. Dalla narrazione rileviamo alcuni verbi, che indicano la meticolosa analisi dell'evangelista.
o 1 / Andare L'angelo non ordina ai pastori di andare a Betlemme. Ma poiché annuncia loro una "grande gioia" - la nascita del Salvatore e del Cristo Signore - sa bene che i pastori decideranno autonomamente di andarci; infatti dà loro "il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". I pastori si dicono l'un l'altro; "Andiamo", perché non possono farne a meno, a causa della "grande gioia" annunziata loro dall'angelo!
o 2/ Vedere La gioia annunciata e pregustata tramite l'apparizione degli angeli osannanti, sarà piena solo se gli occhi vedranno ciò che è stato annunciato. Pure l'occhio vuole la sua parte. Anche per questo, il Verbo aveva preso forma umana! La gente semplice ragiona con gli occhi, dirà san Tommaso (intellectus populi in oculis est). "Andarono dunque senz'indugio e trovarono". Dopo Maria e Giuseppe, i pastori sono i primi a vedere coi loro occhi il Salvatore e il Verbo della vita. Ciò che profeti e re desiderarono vedere, viene concesso a dei poveri pastori. beati loro! Più tardi, Gesù stesso dirà alle folle: "Beati i vostri occhi perché vedono"; e san Giovanni scriverà: "Ciò che abbiamo visto coi nostri occhi... vi annunciamo".
o 3/ Riferire Luca afferma che "dopo aver visto", i pastori riferirono a Maria e a Giuseppe ,"ciò che del bambino era stato detto loro". Videro ciò che già avevano saputo dall'angelo. Riferirono ciò che già Giuseppe e Maria sapevano: che Gesù è il salvatore e il Cristo Signore, come l'angelo aveva detto agli uni e agli altri. Ciò nonostante essi sono i primi evangelizzatori, perché "riferirono" e rivelarono la vera natura di quel Bambino, non solo a Giuseppe e a Maria ma anche a molti altri.
o 4/ Stupirsi L'annuncio delle "cose" meravigliose narrate dai pastori, produsse stupore in "tutti coloro che udirono". Certamente lo stupore non riguardò la nascita di un bambino, cui gli ebrei erano abituati. Ciò che rese "avvenimento" un evento ordinario, fu appunto l'abbinamento della nascita con l'apparizione degli angeli, con le loro parole, con il loro canto di lode a Dio e di pace agli uomini amati da Dio.
o 5/ Meditare Maria forse si stupì anche lei, come si stupì all'apparizione di Gabriele. Ma ora l'evangelista Luca annota nel suo taccuino che Maria "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore". Sono le prime perle preziose che Ella comincia a custodire nello scrigno del suo cuore immacolato. Poiché questo sarà l'atteggiamento abituale di Maria, possiamo immaginarla sempre, e con naturale semplicità, meditabonda sui misteri del Signore.
o 6/ Lodare I pastori che erano andati al neonato curiosi, se ne tornano pienamente soddisfatti. Essi "se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto": prima udito e poi visto, poiché fidex ex auditu (èkousan kai èidon).
o 7. Noi come loro Insieme con loro dobbiamo anche noi lodare e glorificare Dio per tutto ciò che abbiamo visto e udito in questi 2000 anni di storia cristiana! Isaia, centinaia di anni prima della venuta del Messia, predisse che il popolo di Dio sarebbe stato chiamato "popolo santo, redenti del Signore" (Is 62,12). Come i pastori, possiamo "riferire" le mirabilia Dei nella storia, nonostante l'aggressività del male e il cattivo uso della libertà da parte di molti uomini. Dopo 2000 anni di storia cristiana non possiamo negare che "il Salvatore" nato in mezzo a noi ha svolto la sua opera di salvezza, attraverso gli apostoli, i martiri, i santi di tutti i tempi. Tutti costoro restano capolavori di grazia, che devono spingerci a riflettere come Maria. L'umanità ha esperimentato di essere "Città non abbandonata" da Dio, anzi di essere "Ricercata" dal suo Signore (Is 62,12). Ma ciò che più deve farci riflettere, stupirci, indurci a lodare e ringraziare, è ciò che S. Paolo scrive a Tito: "Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia" (Tt 3,5); e questo non attraverso una imputazione esterna (un chiudere gli occhi sulle nostre brutture) ma "attraverso un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo" (ib.).
IL CRISTO COSMICO
NATALE DEL SIGNORE
(giorno)
(Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18)
Il prologo del vangelo di Giovanni presenta il Verbo come "Figlio unigenito del Padre", come Creatore e Luce del mondo; presenta il Battista come testimone della Luce; narra il rifiuto della Luce da parte delle tenebre, e il rifiuto del Creatore da parte delle sue creature, al momento che "il Verbo si fece carne"; ma chi l'accetta, ha la possibilità di diventare figlio di Dio. La più grande festa liturgica è certamente la Pasqua, poiché "se Cristo non fosse risorto, sarebbe vana la nostra religione". Ma poiché non ci sarebbe Pasqua senza Natale, possiamo dire che Natale è l'origine di ogni cosa nuova, spirituale e materiale.
o 1 / La grande festa Natale segna l'inizio della redenzione, che si attua pienamente col mistero pasquale, coinvolge l'uomo e il creato, poiché "tutta la natura geme in attesa della redenzione", come afferma san Paolo. Col Natale, tutto ricomincia daccapo. Il Verbo creò "tutto ciò che esiste"; il Verbo-fatto-Uomo "ricrea", eleva ed esalta tutto ciò che ha creato. "Senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste" (Gv 1,3); e "a quanti l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli, di Dio" (Gv 1,12).
o 2/ Il Cristo cosmico Il mistero del Natale non è un mistero che riguarda solo Gesù Cristo. Il Verbo, concepito nel grembo di Maria, ha assunto l'Uomo-Gesù. Nella sua Persona divina ha unito la natura umana alla sua natura divina. Ma, così facendo, ha sposato e unito a sé tutta l'umanità. Quindi ogni uomo fa parte del corpo mistico di Gesù-Dio. Mentre siamo sulla terra, non ci accorgiamo di questa realtà. Lo vedremo chiaramente nel cielo. Io, tu, tutti gli uomini - se in qualunque modo aderiamo a Cristo ? siamo cellule del suo Corpo mistico che cominciò a formarsi in Maria anche al momento dell'annunciazione, fu generato nella grotta di Betlemme, morì e risuscitò a Pasqua e vive in eterno alla destra del Padre. In questo senso, a Natale nasciamo tutti, in quanto membra del "Cristo cosmico". San Francesco intuì questa verità quando compose il Cantico delle creature, chiamando fratelli e sorelle il sole e la luna, la terra e il vento, l'acqua, il fuoco, e persino la morte.. Per capire i1 Natale, bisogna andare - dunque - oltre il Natale, persino oltre la nascita di un Bambino così eccezionale come Gesù.
o 3/ La grande rivoluzione Quel Bambino, essendo Uomo-Dio, Creatore e Signore, Padrone di tutto l'universo, ha voluto e potuto inserirsi nella storia, operando la più inimmaginabile delle rivoluzioni: facendosi uomo, ha fatto sì che l'uomo "diventasse" Dio; così gli ultimi diventano i primi, il dolore diviene prezioso, l'odio viene sconfitto, l'amore viene esteso ai nemici, la schiavitù viene debellata perché gli uomini diventano ? da ora - fratelli. Questa non è una teoria, ma una realtà. Questa rivoluzione Gesù l'ha potuta realizzare perché egli è colui per mezzo del quale il Padre creò il mondo, come ricorda il prologo giovanneo, e perché egli è "erede di tutte le cose", come afferma l'autore della lettera agli ebrei: Egli è "irradiazione" della gloria del Padre e "impronta della sua sostanza": egli, dopo di aver compiuto la purificazione dei peccati, si è seduto "alla destra della maestà".nell'alto dei cieli; egli è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato"
o 4/ Alcune conseguenze La realtà dell'inserimento dell'uomo nel "Cristo cosmico" ha numerose conseguenze. La più importante è questa: l'uomo supera l'uomo, e la sua dignità travalica la sua dimensione puramente umana. Perciò Isaia lanciò il grido: "Prorompete insieme in canti di gioia..., perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme". E ancora: "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza". Da oggi, lo slogan non può essere più "homo homini lupus" - come nelle società pagane - ma "homo hominis Deus", proprio della civiltà cristiana. Il grido di gioia del profeta Isaia acquista così un significato più ampio: "Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme (...); tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio" (Is 52,10). Isaia non parla della redenzione di Israele o di un popolo, ma di tutti i popoli, anzi di tutta la terra e di tutto l'universo. Ma Dio, che "aveva parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente... ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,1); questo Figlio ha detto: "Quando sarò elevato dalla terra, attirerò tutti a me"; "Io sono la vite, voi siete i tralci", ecc., proprio per significare l'unione intima che esiste tra lui e l'uomo, tra lui e il creato, come effetto della sua redenzione. "La legge venne per mezzo di Mosè, la grazia e la verità venne per mezzo di Gesù Cristo" (Gv 1,17); "dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia" (Gv 1,16); "a quanti l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12).
o 5/ Vivere questa realtà Ma non basta conoscere questa sublime verità; bisogna viverla, ponendosi in atteggiamento di adorazione davanti ad ogni uomo e ad ogni cosa. Il galateo e l'ecologia vengono superbamente superati! Maria, in ginocchio davanti al Bambino, è l'emblema di ogni uomo e di ogni donna, che da questa data e da quest'evento, s'inchinano davanti al "mistero nascosto nel secoli" e rivelato a noi negli ultimi tempi: l'universo ha un cuore... che batte... ,e si chiama Gesù! Maria, adorando Gesù, adora anche la carne che Gli ha dato. E noi, amandoci, rispettandoci, in Cristo Gesù, amiamo e adoriamo Cristo Gesù. Anche per questi effetti impensabili, l'uomo deve avere grande interesse per la nascita di DIO sulla terra.
P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.