S. FAMIGLIA
(Gn 15,1-6;21,1-3; Eb 11,8.lls.17-19; Lc2,22-40).
Maria e Giuseppe portano il Bambino al tempio di Gerusalemme per offrirlo al Signore. Il vecchio Simeone chiede a Dio di sciogliere le vele perché ha visto in Gesù la salvezza, la luce, la gloria, ma anche la rovina e la risurrezione di molti. Vede inoltre una spada trafiggere l'anima di Maria. Maria e Giuseppe erano andati a Betlemme per il censimento ordinato da Cesare Augusto.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per Maria i giorni del parto, e diede alla luce colui che doveva assumere su di sé i peccati del mondo.
o 1/ Offertorio e sacrificio E poiché Betlemme non dista molto da Gerusalemme, i due giovani sposi - come "giovani colombi" - portarono il Bambino al tempio "per offrirlo al Signore". Un avvenimento iscritto nel piani di Dio, poiché quella offerta di Gesù in quella città rappresenta la prima parte della messa -l'offertorio ? mentre il sacrificio si consumerà più tardi, sempre lì, a Gerusalemme. Maria è l'artefice di ambedue i momenti: lei consacra al Padre la vittima, lei sarà compartecipe dell'offerta del sacrificio. Il vecchio Simeone collega i due momenti, e avverte Maria: "una spada ti trafiggerà l'anima". All'offertorio sono presenti - insieme con Maria e Giuseppe - Simeone e la profetessa Anna. Maria e Giuseppe sono gli offerenti, gli altri due sono i testimoni del nuovo patto con Dio per "la salvezza" dell'umanità. Anzi, rappresentano tutti coloro che "attendono il conforto d'Israele" (Simeone) e la "redenzione di Gerusalemme" (Anna). Tutti questi particolari fanno capire il motivo profondo per cui la Chiesa propone questo brano evangelico per la festività della Sacra Famiglia.
o 2/ La nuova famiglia Non solo Gesù, ma tutte insieme le persone ivi nominate sono "segno" di una nuova famiglia o stirpe, alternativa e "in contraddizione" con la famiglia-stirpe di satana. Maria è la tutta santa; Giuseppe è l'uomo giusto; Simeone è "giusto e timorato di Dio"; Anna "serviva il Signore notte e giorno". Gesù dirà più tardi: "Chiunque fa la volontà del Padre mio, formerà con me una nuova famiglia, perché sarà mia madre, mio fratello e mia sorella". Da questo momento, chiunque vuol entrare a far parte della famiglia di Cristo, deve scegliere: essere con lui o contro di lui, poiché. egli è "segno di contraddizione", egli è "per la rovina e la risurrezione di molti", e davanti a lui tutto è chiaro, si svelano "i pensieri di molti cuori". Da questo momento, chiunque vuole formare una famiglia "cristiana" deve ispirarsi alla Santa Famiglia. Non tutti possono essere santi come Maria. Forse non tutti possono essere giusti come Giuseppe. Ma tutti possono essere "timorati di Dio" come Simeone, e servire Dio "notte e giorno" come Anna. Tutti devono incontrarsi "nel tempio" - la chiesa - per ricevervi i sacramenti, soprattutto l'Eucaristia. Dio non ha bisogno di una casa e di una chiesa, ma l'uomo sì, Come a una certa ora del giorno tutti si radunano intorno alla mensa per consumare insieme il frutto del lavoro dei genitori, né è lecito ad alcuno appartarsi in un'altra stanza dicendo "il necessario è mangiare", così non è lecito ai membri della famiglia di Dio allontanarsi nei giorni di festa della mensa eucaristica dicendo "l'importante è credere". Bisogna infatti credere e pregare insieme, come Maria, Giuseppe, Simeone, Anna; bisogna fortificarsi e crescere insieme in età e grazia, davanti a Dio e davanti agli uomini, come Gesù: "il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui" (Lc 2,40).
o 3/ Come Gesù Tutti, inoltre, devono aspirare a sacrificarsi con Gesù. La famiglia cristiana è essa stessa "Chiesa domestica". E se è tale; non può non avere un altare per l'offerta quotidiana e un tabernacolo per l'adorazione perpetua. Oltre, infatti, all'altare e al tabernacolo della chiesa, ogni casa dovrebbe considerare la mensa come l'altare, e offrire a Dio -. a pranzo e a cena - il frutto del proprio lavoro; e considerare tutta la casa come un tabernacolo in cui tutti vivono insieme come ostie sante e immacolate, e in cui si adora e si prega in sintonia perfetta.
o. 4/ Celebrazione domestica
Il brano della seconda lettera ai Colossesi della liturgia odierna contiene
i parametri di una "celebrazione domestica":
a) "Fratelli, rivestitevi… di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà...
perdonandovi scambievolmente";
b) "la pace di Cristo dimori tra voi";
c) "ammaestratevi e ammonitevi";
d) cantate... salmi, inni e cantici spirituali;
e) "e tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome del
Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre". ~
o. 5/ Buoni rapporti in famiglia Il Siracide, scritto oltre un secolo avanti Cristo, esprimendo una mentalità patriarcale e matriarcale, insiste sul rispetto che i figli devono avere verso i genitori: "Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole". San Paolo, nella lettera ai Colossesi, si rivolge a ciascun membro della famiglia, marito e moglie, genitori e figli: "Voi mogli, siate sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto, ciò è gradito al Signore. Voi padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino" (Col 3,21). Tutto, però, va inquadrato in un discorso di fede, e non solo pedagogico e sociale. "Fratelli - scrive san Paolo - rivestiteyi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente" (Col 3,12). È un discorso incomprensibile per chi non crede. Perciò san Paolo avverte: "Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi" (Col 3,13), e "tutto si compia nel nome del Signore Gesù" (Co13, 17). La famiglia cristiana è santa e sacrificale perché è famiglia credente.
P.Fiorenzo Mastroianni, O.F.M.Cap.